Dopo diciassette anni ritorna al Vicenza Jazz il sassofonista e clarinettista statunitense David Murray, meglio conosciuto come Saxophone Man.

Anche se cresciuto sotto l'influenza di artisti come Albert Ayler e Archie Shepp, David ha da sempre ricercato uno stile diverso rispetto agli altri tenori della sua generazione che non si ispirava al celebre John Coltrane ma più ad artisti come Coleman Hawkins, Ben Webster e Paul Gonsalves.

Classe 1955, nasce ad Oakland in California, dove studia insieme alla madre organista Catherine Murray, Bobby Bradford, Arthur Blythe, Stanley Crouch e molti altri.

Nel 1975 si stabilisce a New York dove incontra artisti come Anthony Braxton, Don Cherry, Julius Hemphill, e i Ted Daniels’ Energy Band.Terminato il suo primo tour europeo nel 1976, insieme a Oliver Lake, Hamiett Bluiett and Julius Hemphill, fonda il World Saxophone Quartet.

Dal 1978, per il sax tenore si apre un periodo musicale molto intenso, costellato di collaborazioni (da Jerry Garcia a Max Roach, passando per Randy Weston e Elvin Jones) e film musicali. Lavora con la compagnia di danza Urban Bust Women e con Joseph Papp del New York Public Theatre.

Dieci anni dopo Murray firma un contratto con la Columbia e produce ben dieci album con Bob Thiele, il fondatore della Impulse e della Red Baron.

Nel 2010 il tour di concerti con gli “Gwo Ka Masters” gli permette di suonare sui palchi di tutto il mondo. Il suo jazz sofisticato si unisce poi alle voci uniche di artisti del calibro di Macy Gray, con la quale Murray collabora per il riarrangiamento di una cover di "Love Lockdown" di Kanye West e per numerosi altri progetti (tra cui “David Murray Big Band featuring Macy Gray”) che conquistano il pubblico dei più famosi jazz festival europei.

Nel 2013 nasce il progetto più creativo ed emozionante di Murray, il “David Murray Infinity Quartet” attraverso il quale ha la possibilità di scavare nelle radici del Jazz.

Tra i suoi riconoscimenti ricordiamo il “Guggenheim Fellowship” nel 1989, e nello stesso anno il “Grammy Award” nella categoria "miglior interpretazione jazz strumentale di gruppo".